Quindici dell'ottavo mese

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Testo: Quindici dell'ottavo mese
di Paulus

La boscaglia è umida le fronde infradiciate per il rovescio si curvano sotto il loro peso, e quel sentore di muschi e licheni che vegetano su tronchi cortecce rocce rinvigorisce, s'intensifica infino a farsi inebriante. Non è ancora fosco, ma ci si muove brancolando e ci aggrappa a liane o fuscelli flessibili. I cumulonembi sembrano danzare sulla pista turchina del cielo che si piega sul pianoro lontano. Ora neppure la mia ombra mi scorta tenendomi compagnia, ma se le rivolgo la parola mi risponde annuendo. Quando la luce sgombra. l'ombra diventa tutt'uno con le tenebre, ma quando qualche barlume si leva allora l'ombra prende corpo. Solo l'altura proietta ora la sua ombra sul tavoliere, tra casolari e rustici, quando bagliori inclinati di sole la sfiorano. Come Osiride smembrato da Set è ricomposto da Iside, così l'ombra muore e rinasce, secondo la legge del Samsara. Mi struggo per l'autunno per i colori pastello delle foglie rossigne giallognole per le foschie per i sentieri sempre roridi sdrucciolevoli. Per questo mio ineguagliabile abbandono, dentro un paesaggio fantastico, mentre sorvolano i petulanti corvi di Odino, il lupo Fenrir latra gli occhi sanguigni volti al plenilunio reclamando la libertà, avvinghiato a grevi catene, il lesto Sleipnir dagli otto talloni corre a briglia sciolta per la boscaglia. Trasognato mi desto in piedi tra ceppaie di abeti.
Quindici dell'ottavo mese testo di Paulus
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